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Da founder a presidente: come rimanere nel progetto dopo la vendita aziendale

11 Novembre 2025
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Vendere un’azienda non significa necessariamente uscirne. Sempre più imprenditori scelgono di cedere il controllo mantenendo un ruolo attivo, affiancando il nuovo azionista come presidente o consulente strategico.
Un modello che unisce continuità e rinnovamento, e che permette di valorizzare esperienza e relazioni anche dopo la transazione.
In un mercato dove la fiducia e la conoscenza del business restano fattori centrali, rimanere nel progetto dopo la vendita può rappresentare un vantaggio competitivo per entrambe le parti.

Rimanere nel progetto: una scelta sempre più strategica

Nel contesto delle PMI italiane, la presenza del fondatore resta spesso un elemento chiave di stabilità.
Chi subentra, sia un investitore finanziario sia un partner industriale, riconosce nel fondatore un interlocutore capace di garantire continuità gestionale e trasferimento del know-how.
Per l’imprenditore, rimanere nel progetto dopo la vendita significa accompagnare l’azienda nella nuova fase, contribuendo alla crescita e tutelando l’identità costruita nel tempo.

Non si tratta di un compromesso, ma di una strategia: restare coinvolti permette di mantenere il valore relazionale con clienti, fornitori e collaboratori, favorendo una transizione fluida e credibile.

Reinvestimento ed earn-out: due strumenti per mantenere il legame

Le formule più utilizzate per continuare la collaborazione tra venditore ed acquirente sono il reinvestimento parziale e l’earn-out.

Nel primo caso il fondatore cede la maggioranza mantenendo una quota di minoranza, partecipando ai risultati futuri e condividendo gli obiettivi di crescita.
Nel secondo caso, parte del prezzo di vendita è collegata alle performance successive alla transazione, creando un allineamento di interessi tra chi vende e chi compra.

Entrambe le soluzioni consentono di valorizzare la continuità manageriale e di mantenere una prospettiva di lungo periodo, evitando un distacco immediato che potrebbe indebolire la struttura aziendale.
La scelta tra le due modalità dipende dal tipo di acquirente, dalla dimensione dell’operazione e dal ruolo che il fondatore intende mantenere all’interno del nuovo assetto.

Ruoli chiari e governance definita

Rimanere dopo la vendita richiede equilibrio e chiarezza.
Il passaggio da proprietario a presidente implica una nuova definizione dei ruoli ed una governance ben strutturata.
Il fondatore non è più alla guida operativa, ma diventa garante della visione industriale e della cultura aziendale.
È importante che il perimetro delle responsabilità sia definito sin dall’inizio, per evitare sovrapposizioni e ambiguità con il nuovo management.

Un accordo chiaro sulle deleghe e sui meccanismi decisionali rafforza la fiducia reciproca e permette al nuovo azionista di gestire con autonomia, mantenendo al tempo stesso il valore dell’esperienza imprenditoriale.

Il rapporto con le persone: un tema spesso sottovalutato

Nelle PMI italiane il legame tra fondatore e collaboratori è spesso personale e profondo.
Quando l’imprenditore vende e cambia ruolo, il team può percepire incertezza o disorientamento.
Per questo la gestione del capitale umano è una delle fasi più delicate della transizione.

È fondamentale:

  • Legittimare il nuovo management e spiegare in modo chiaro i nuovi ruoli.
  • Comunicare che la vendita non è una discontinuità, ma un’evoluzione.
  • Valorizzare la presenza del fondatore come elemento di coesione e garanzia di continuità.

Rimanere nel progetto dopo la vendita richiede anche un impegno comunicativo: serve chiarezza verso il personale e coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si fa. Una transizione gestita male può erodere fiducia e motivazione, mentre un percorso trasparente consolida il senso di appartenenza e rafforza la cultura aziendale.

Un equilibrio tra esperienza e nuovo capitale

Il fondatore porta con sé conoscenza, relazioni e credibilità. L’acquirente, che sia un fondo o un partner industriale, apporta risorse finanziarie e visione di lungo periodo.
Quando questi due elementi si integrano in modo corretto, la combinazione diventa un fattore di crescita.

La presenza del fondatore, se ben calibrata, consente di accelerare l’integrazione e ridurre il rischio operativo. Al tempo stesso, il nuovo azionista offre l’opportunità di strutturare meglio l’organizzazione, potenziando la gestione e aprendo l’impresa a nuovi mercati o competenze.
L’obiettivo è costruire un equilibrio duraturo tra continuità e innovazione, valorizzando l’identità storica dell’azienda, ma con strumenti e risorse adeguate alla nuova fase.

Costruire una permanenza sostenibile

Rimanere dopo la vendita richiede pianificazione, tanto contrattuale quanto relazionale. Gli aspetti da definire in anticipo includono:

  • La durata dell’impegno e il grado di coinvolgimento operativo.
  • Il compenso e le eventuali clausole di uscita.
  • Le modalità di comunicazione interna ed esterna.
  • Le metriche di performance se è previsto un earn-out.

Un advisor M&A esperto aiuta a bilanciare le aspettative tra le parti ed a trasformare la presenza del fondatore in un vantaggio competitivo, anziché in un punto di attrito.
Il successo di questa collaborazione dipende dalla capacità di mantenere chiarezza, metodo e rispetto reciproco durante tutto il percorso.

Conclusione

La vendita di un’azienda può rappresentare un punto di arrivo, ma anche l’inizio di una nuova fase imprenditoriale.
Rimanere nel progetto dopo la vendita significa contribuire alla crescita di ciò che si è costruito, favorendo una transizione ordinata e una continuità di valore.
Per molti imprenditori, è la forma più evoluta di successione: non un addio, ma un passaggio di testimone che preserva identità, persone e prospettive di sviluppo.

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